Data pubblicazione: lunedì 26 agosto 2002
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MATERIALE PASTORALE - ARTICOLI
Vidimus Stellam
Vidimus stellam!…
L’attesa ansiosa e perseverante di una voce stellare, nella grande notte silente e stellata. La stella indicò un cammino aspro tra i sassi e la solitudine del deserto; nell’itinerario un conforto solo: la sua luminosità. Si nascose la sua città, tra i ragionamenti umani, e riapparve sulla campagna solitaria, e si fermò nei pressi di Bethlem: la città del pane. Erano anime affamate quelle che cercavano: affamate di Dio e Dio — nella grotta umida e nera — vagiva con un filo di vagito. La stella, l’itinerario, la grotta sono — oltre che storia — motivi divini di canto, che si ripeton nei secoli. (FL 34)
Chi intraprende un cammino ha bisogno di avere chiara la meta, di valutare le proprie forze, di avere i mezzi che lo sostengono lungo il cammino. Ma c’è bisogno anche di una stella che lo guidi nel suo andare, di una luce che viene dall’alto e che rischiari le tenebre del mondo e della propria anima. La meta dell’uomo è Dio e la Stella che conduce i popoli all’incontro con Dio Padre, origine di ogni paternità nei cieli e sulla terra, è il Cristo. E’ così anche per il sacerdote, chiamato da Cristo, luce del mondo, ad annunciare la Buona Novella dell’amore di Dio per l’uomo che lo conduce alla salvezza eterna nei cieli. Nella scia di questa Stella cometa che è il Cristo, tante stelle che indicano l’unico cammino che è via, verità e vita. Vidimus stellam! Una di queste stelle è don Francesco Mottola, astro che brilla di particolare luce divina nell’universo delle tante splendide figure che la nostra Chiesa di Calabria ha generato. Per noi sacerdoti e consacrati, guardare a don Francesco Mottola, è di conforto e sprone nel cammino sacerdotale, spesso così aspro e solitario. Il Sacerdote, uomo chiamato a misurarsi ogni istante nell’imitazione del dono di se con il suo Maestro e Signore: Il Cristo. Egli è l’Ideale inarrivabile che pone nell’anima sacerdotale l’inquietudine del continuo fallimento. E’ l’anti-logica della croce, che il ragionare solamente umano non può e non vuole accogliere, che se incarnata, diviene fermento di fede, di speranza, di carità. Questa divina anti-logica, genera i santi. Don Mottola è tra coloro, pochi, forse pochissimi, che si sono lasciati plasmare, anzi plagiare in tutto dallo scandalo della croce. Croce non subita ma assunta gradualmente fino alla identificazione piena con il Crocifisso risorto, gloria del Padre e dell’uomo: Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato.
Vidimus stellam!!: abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo. Dove sorge una stella nasce l’adorazione. Don Mottola crocifisso nel corpo e nello spirito è stato per tante anime sorgente di acqua viva che zampilla per la vita eterna, tabernacolo adorante di Dio. Questo non tanto per le sue qualità umane, per la profondità della sua preghiera, per la nobiltà delle sue virtù, per la sua vastissima cultura o per la sua vorticosa dinamicità pastorale: tutte cose importanti e necessarie per ascendere nelle vie dello spirito e che sono di splendida corona alla sua poliedrica personalità. Il Padre, però, ha generato i suoi figli spirituali principalmente per mezzo del suo sacrificio liberamente consumato in uno slancio inesausto di amore. L’eredità della Croce è il tesoro prezioso che don Francesco Mottola lascia ai suoi figli consacrati nello stesso ideale di oblazione, e non solo a loro, ma in modo particolarissimo a tutti i sacerdoti che rischiano di assuefarsi, in un tempo di grande disorientamento spirituale, pastorale e morale, alla logica del mondo. Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me. Nessuna illusione, dunque, le anime veramente cristiane si generano nella sofferenza accolta e liberamente offerta: Da mihi animas cetera tolle. Le anime sono l’assillo sacerdotale di don Mottola. Tutto ciò che aveva e tutto se stesso ha dato per le anime, fino al gesto supremo di amore della consegna totale, nell’abbandono fiducioso nelle mani del Padre, nel momento della sua morte: Eccomi, eccomi… tutto! Questo, in sintesi, è il maggior tesoro spirituale che don Francesco Mottola lascia a noi sacerdoti di Calabria e a tutte le anime consacrate per l’elevazione spirituale e la salvezza eterna della nostra terra: accogliere ed offrire il nostro personale sacrificio, consumato nel corpo e nello spirito fino all’ultimo istante della nostra esistenza terrena. Ad ognuno di noi che abbiamo conosciuto, almeno spiritualmente don Mottola, egli dice con le parole dell’Apostolo Paolo: Tu dunque figlio mio … Ricordati che Gesù Cristo…è risuscitato da morte secondo il mio vangelo… E mentre i Giudei chiedono dei miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei stoltezza per i Greci; ma per i chiamati, sia Giudei che Greci, è Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio. Perciò io soffro tutte queste cose per gli eletti, finché anch’essi ottengano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. ( 2 Tim 2, 1b. 8-10; I Cor 1,22-24;)
Vidimus stellam!!! Sac. Pietro Cutuli
Articolo apparso nella rivista Parva Favilla degli Oblati del Sacro Cuore di Don Francesco Mottola.
Sac. Pietro Cutuli
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