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Data pubblicazione: martedì 4 maggio 2004  

MATERIALE PASTORALE - CATECHESI

DISCIPLINA ALLA LEZIONE

Idee da tenere sulla disciplina
Una nazione possiede ordine e disciplina, se ci sono queste due cose: leggi precise e chiare (potere legislativo) e forza per farle eseguire (potere esecutivo e punitivo).
In una classe di catechismo ci sarà disciplina, quando si danno ordini ben chiari e si riesce con la presenza, con l’interessamento insistente, con la persuasione o, alla peggio, con un po’ di castigo, a farli osservare. Se gli ordini non si danno, o non sono capiti da tutti, o nessuno li esegue, o li fa eseguire, abbiamo confusione, disobbedienza, anarchia, tutto il contrario di disciplina.
a)…Circa il “potere legislativo”
-Essere chiari e precisi nel dar ordini. Spesso il fanciullo non ha seguito perché non aveva capito o non s’era ricordato. Per assicurarsi che ha capito l’ordine e per farglielo ricordare, farsi ripetere l’ordine (“Hai compreso quel che ho detto? Dimmelo, su… Hai trovato la pagina che devi studiare? Fammela vedere, segnala”).
Non dare ordine mentre i fanciulli sono in moto; dare pochi comandi, non cambiarli, ma ripeterli spesso. Non comandar mai una cosa quando si è sicuri che non sarà fatta. E tener duro ai dinieghi. Quando s’è detto di no, e le circostanze sono ancora quelle, non si deve cambiare.
Perché, di solito, il papà si fa ubbidire più della mamma? Perché tien fermo e non cede e i figli lo sanno.
E niente prediche quando si danno ordini; più parlate e più fate vedere ai fanciulli che avete paura di non essere ubbiditi; poche parole incisive (non amare ed ironiche) sono molto più energiche ed efficaci delle lungaggini.
b)…Circa il “potere esecutivo”
-La disciplina nostra non è una disciplina dura (“ O fai questo o son bastonate”); essa non vuole soltanto portare il fanciullo a fare quella tal cosa, ma vuole portarlo a far volentieri, di buon animo la tal cosa; non soffoca la libertà del fanciullo, ma la educa e alimenta facendo sì che egli stesso, spontaneamente, voglia quello che noi gli ordiniamo.
-Attenti, però: “volentieri”, “spontaneamente” non significa “senza sforzo”, “senza fatica”. Nessun educatore educherà mai fanciulli e giovani, se non domanda e ottiene da loro sforzi e sacrifici.
Un catechista dice: “Voglio risparmiare nei miei fanciulli qualsiasi sforzo”. Non ha capito nulla di educazione, nulla della vita. Un giorno, fatti grandi, i fanciulli troveranno pure il duro, l’aspro e l’amaro. Bisogna dunque prepararli adesso! D’altra parte, senza fatica, non c’è nulla di grande a questo mondo. Deve dire invece: “Voglio che si sforzino, che si abituino al sacrificio: il riso, il gioco, la giocondità sono un aiuto, e niente di più”.
-La disciplina di cui parliamo presuppone nel catechista certe qualità indispensabili. Prima, il prestigio. Lo si ha, quando il fanciullo prova verso il catechista un senso di riverenza e di stima per la sua bontà, per la scienza, per la capacità di fare. Il fanciullo ha bisogno di vedere nel capo che lo guida un uomo più forte, più capace, più bravo di lui. Altrimenti non lo segue.
-Altra qualità, la bontà… purchè non sia troppo.
“Uomo buono”, e non “buon uomo”, “dar confidenza”, non lasciar che “prendano confidenza!”. I fanciulli devono vedere che il catechista è buono e li ama, ma insieme devono provare una certa soggezione di lui.
-Terza qualità, la fiducia in se stesso. I fanciulli devono avere l’impressione che noi siamo provetti, sicuri, capaci e devono sentir ciò dal nostro sguardo, dal tono della voce, dal contegno, dalle mosse. Guai, se ci vedono timidi, malsicuri, impacciati.
-Qualità forse principale, però, è quella di riuscire interessanti. Il più delle volte i ragazzi sono indisciplinati perché non li sappiamo interessare, diciamo loro cose che non li interessano o in un modo inadatto, o non ci siamo preparati alla lezione.
-La disciplina che noi intendiamo considera ottimi mezzi i premi e l’emulazione. Il più facile di tutti i premi è la lode; data con prudenza, a tempo opportuno, incoraggia, sprona allo studio. Quanto agli altri premi, siano grandi o piccoli, non è il darli che conta, ma il modo con il quale siano stati dati, le parole che li accompagnano.
Il voto, se adoperato bene, dà ottimi risultati per la disciplina. Lo sa adoperare il catechista che gli dà importanza davanti ai fanciulli; che usa il voto soprattutto per incoraggiare ( “Hai saputo benino, più dell’altra volta, otto; e se continui così arriverai anche al nove”), che sa regalare talvolta qualche punto.
c)…Circa il “potere punitivo”
-Il catechista impari dalla natura che somministra continuamente alle cose la luce e il calore del sole, spesso la pioggia e il vento, di rado fulmini e tuoni.
Il catechista deve continuamente ai suoi alunni affetto e premura, spesso raccomandazioni ed esortazioni, di rado interverrà con rimproveri e castighi.
-I castighi devono essere dati con molta prudenza, se si vuole che siano efficaci.
1)Cominciare dal poco (mostrarsi non contenti, meno benevoli, occhiata severa; richiamo; minaccia di castigo); arrivare al castigo vero e proprio solo con i pertinaci, che, nonostante avvisi e richiami, sono già alla terza o quarta mancanza; non infligger punizioni corporali, ma piuttosto privare di qualche cosa, cui i fanciulli tengono.
2)Non è il castigo in sé che corregge il fanciullo, ma il dispiacere e il desiderio di vederlo migliorare che il catechista esprime nel castigare.
3)Non castigare, se non si è sicuri della mancanza; lasciate che il fanciullo si difenda: se lo si trova innocente, mostrare dispiacere di averlo punito e contentezza per averlo trovato innocente.
4) Non castigare mentre si è agitati; mai arrabbiarsi.
5)Correggere possibilmente in privato; non costringere un fanciullo a comparire davanti ai compagni con il viso rosso e in lacrime per rimproveri subiti.
6)Se il fanciullo si emenda prima del castigo, perdonarlo.
ACCORGIMENTI PRATICI PER LA DISCIPLINA
-Adoperare bene gli occhi per far sentire ai fanciulli che li osserviamo e che sono visti in ogni loro movimento. Per questo le classi siano poco numerose e quando si usano le panche, queste non siano disposte a linee parallele, ma a semicerchio o a ferro di cavallo. Così tutti gli alunni sono visti completamente e a nessuno capita la tentazione della seconda o terza panca di disturbare coi piedi o con le gambe i compagni della prima o della seconda.
-Procurare che entrino in classe con ordine e in silenzio; assegnare i posti in modo che non si trovino insieme due disturbatori; e i posti siano fissi, in modo che non ci sia, entrando, la gara e la corsa per trovare il posto. Tener presente che essere deboli all’inizio della lezione vuol dire avere battaglia perduta per tutta la lezione.
-Non cominciare mai la lezione con il rimproverare coloro che fanno rumore nel mettersi a posto. Il rimprovero messo in principio getta una luce poco simpatica su tutta la lezione. Invece si loda chi si è già messo a posto, si aspetta con calma, invitando con lo sguardo, che si mettano a posto gli altri, e si comincia la preghiera solo quando s’è fatta l’attenzione col relativo silenzio.
-Essere un po’ furbi e presentare la disciplina sotto una luce bella e simpatica. Non dite: “In questa classe io voglio disciplina! Farò rigar diritti tutti quanti e castigherò gli indisciplinati!”. Mostrereste la disciplina in un aspetto duro e spingereste i fanciulli a sbarazzarsi di lei. Dite, invece, così: “Voi conoscete bravi calciatori, aviatori, alpinisti… Brava gente che signoreggia i campi, i cieli, le montagne. Ma sapete come hanno fatto a diventare così in gamba? Si sono sottoposti alla disciplina. Anche noi faremo un po’ di “disciplina”. E’ probabile che si abbia un effetto migliore che nel primo caso.
-Non bisogna moltiplicare proibizioni e divieti: “Quello non si può, questo neanche, lì non dovete andare…”, il fanciullo si sentirebbe soffocato e sentirebbe che la disciplina è un peso, mentre bisogna farla apparire leggera; certe cose fargliele apparire come premio mentre sono necessarie.
-E saper comprendere. I fanciulli sono sempre fanciulli: certe indisciplinatezze sono irrequietezza, non cattiveria. Non andar dietro le minuzie e concedere un respiro quando è ragionevole. Sbuca un topo di sotto un armadio: tutta la classe è in piedi… Cosa volete fare? Sarebbe esagerato alzare la voce, rimproverare. Cercate di portare alla calma con bontà.
-Siete mai saliti in groppa ad un puledro? Si? Allora sapete che ogni tanto bisogna allentare le redini e lasciargli un po’ di respiro, un racconto, qualcosa che sollevi; ma non far ridere troppo, lasciando scoppiare l’ilarità; pochi son maghi da riportare con un colpo di bacchetta magica l’ordine interrotto.
-Provate ad abbassare la voce, quando i fanciulli cominciano a distrarsi o a parlare. Subito, tutte le teste si alzano, gli occhi, fissandovi, interrogano: Cosa farà adesso? Cosa vuole con questa voce dolce e sommessa? Niente. Solo che stiate attenti, perché il catechista sa che per far tacere non si grida, ma si parla piano e si tace.
-Qualche volta parlar piano non basta: i fanciulli sono stanchi. Ecco pronto un bel fatto, un cartellone a colori. Oppure si invitano ad alzarsi in piedi: una preghiera, un canto sommesso; si è introdotta una nota più vivace, si son fatti muovere e si può riprendere. I vari elementi dell’attività sono anche aiuti per la disciplina.
-Quando un fanciullo è mancato alla lezione, ci si informi del motivo, ci si interessi passando a casa sua. Quando un ragazzo non sa, perché tardo, pregare qualcuno di casa o una persona vicina che se ne occupi. Nel caso poi di qualche disturbatore incorreggibile, è forse opportuno farlo dimettere dal Parroco.

Giovanni Paolo I, Papa

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Giovanni Paolo II

"Desidero esprimere la mia approvazione e il mio incoraggiamento a quanti, a qualunque titolo, nella Chiesa continuano a coltivare, approfondire e promuovere il culto al Cuore di Cristo, con linguaggio e forme adatte al nostro tempo, in modo da poterlo trasmettere alle generazioni future nello spirito che sempre lo ha animato"
Messaggio nel centenario della consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù


Parole di Gesù Divina Misericordia a
Santa Faustina Kowalska
Il giorno appresso, dopo mezzogiorno, quando sono entrata nella sala, ho visto una persona che stava agonizzando ed ho saputo che l'agonia era cominciata di notte. Dopo aver verificato ho saputo che era proprio quando mi era stato chiesto di pregare. Ad un tratto sentii nell'anima una voce: “Recita la coroncina che ti ho insegnato”. Corsi a prendere il rosario, m'inginocchiai vicino all'agonizzante e cominciai con tutto il fervore dello spirito a recitare la coroncina. Improvvisamente l'agonizzante aprì gli occhi, guardò verso di me e non riuscii a terminare tutta la coroncina che essa era già morta in una misteriosa serenità.
 


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