Data pubblicazione: lunedì 3 maggio 2004
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MATERIALE PASTORALE - CATECHESI
Cos'è il fanciullo
-E' tutto sensi. Ha occhi, mani, orecchie, lingua, gola che vogliono intensamente vedere, parlare, toccare, udire, gustare. I bei colori lo rapiscono, ma anche i suoni, e certi rumori o "fracassi", che a noi grandi fanno venire il mal di testa, per lui, sono musica,. E domanda spesso: Perchè questo? Perchè quello? Coma mai così? Il bravo catechista deve tener conto di questa grande sensibilità: è ai sensi del fanciullo ch'egli soprattutto deve rivolgersi: faccia vedere oggetti religiosi, li faccia toccare, se si può, mostri belle immagini, insegni bei canti, venga incontro alla curiosità permettendo al fanciullo di interrogare, ecc. -Il fanciullo è tutto movimento e gioco. Argento vivo. Se sta quieto, se fa la statuetta c'è da pensare che sia ammalato, perchè il fanciullo sano prova un bisogno incoercibile di muoversi e di agitarsi. Quindi: mobilitare al catechismo le energie motorie del fanciullo; far muovere con intelligenza e varietà gli alunni ai fini del catechismo. Ci sono dei catechisti che quasi giocano ai 10 comandamenti, , ai 7 sacramenti, ai 5 precetti, ai 7 doni dello Spirito Santo.... coi loro fanciulli, identificando ciascuno di loro in un comandamento , in un sacramento, facendoli muovere e parlare. Altri fanno eseguire in classe un battesimo, una cresima, una scena del Vangelo, ecc., fanno alzare in piedi gli alunni per una preghiera, un canto, ecc. -Questo è gioco - brontola qualcuno- non catechismo. -Prego, è parvenza di gioco, in realtà è cosa seria e sapiente. Il gioco è l'unica cosa che il fanciullo fa con impegno, buttandovisi con tutta l'anima più che noi grandi alle cose serie. Perchè sarà proibito dare alla lezione di catechismo l'aspetto di gioco, se ciò le attira simpatia? Ci sono dei catechismi che pretendono essere seri e sono una farsa. Ci sono dei catechismi che sembrano farsa e sono quanto mai seri per i risultati. -Il fanciullo è tutto cuore e sentimento. Spesso ride e spesso piange! Ha tante piccole gioie e tanti piccoli dolori, un cuore che sente molto e ha un grande bisogno di essere amato. Il catechista si guardi dall'urtare il sentimento del fanciullo; l'ironia, per esempio, non si usa con lui; il rimprovero e il castigo si usano, ma nell'applicarli bisogna far sentire che son dati per fine di bene, per amore, con dispiacere. I grandi educatori hanno tutti avuto tenerezza di madre verso i piccoli: Don Bosco, San Filippo Neri, ecc. Il Vescovo Dupauloup ammoniva i catechisti: "Siate padri, siate madri". -Il fanciullo è tutto fantasia. Le immagini vivaci lo impressionano molto, lo spingono ad imitare subito ciò che ha visto e gli fanno confondere taloraciò che è accaduto davvero con quello che ha solamente immaginato. E' dunque importante dargli impressioni buone ed evitargli le impressioni cattive, tenerlo lontano dalle scene paurose o immorali, non raccontargli fatti orripilanti o stravaganti di spiriti che appariscono e di persone portate vie dal diavolo.... -Il fanciullo ha una memoria strana. Anche i grandi hanno modi diversi di ricordare: alcuni ricordano soprattutto ciò che hanno visto, altri ciò che hanno udito o detto; alcuni fissano bene le idee, altri i fatti; c'è chi ha simpatia e facilità per ritenere numeri e date e chi invece ricorda solo cose concrete. Il fanciullo ha la memoria a intermittenza: una cosa la ricorda per un pò, poi la dimentica, poi la ricorda nuovamente. Ricorda poco quando è mal nutrito, ammalato o è in convalescenza. Non ricorda le idee astratte, ricorda invece oggetti, individui, suoni. Nel fanciullo la memoria di solito non è fedele, perchè congiunta all'immaginazione e all'inventiva. Perciò prima di far imparare a memoria una formula ai fanciulli, bisogna spiegarla bene, e assicurarsi che l'abbiano capita. Altrimenti ne facciamo dei pappagalli. E' utile unire un'idea difficile a un fatto o immagine; si è più sicuri che sarà ricordato. Bisogna ritornare spesso sui concetti principali del catechismo, altrimenti sfuggono alla memoria. "Ripetere senza stancarsi e senza stancare" e cioè dire le stesse cose ma in modo diverso così che appaiano nuove. -Il fanciullo è tutto fede ingenua. "L'ha detto la mamma, il parroco, la maestra. Dunque è vero". Crede facilmente anche alle cose meravigliose, ai miracoli, ai misteri. Il catechista deve corrispondere a questa fiducia piena del fanciullo rispettando la verità. Non deve raccontare come vero ciò che è inventato; dar per certo ciò che è dubbio; esagerare nel giudicare le azioni (non dire a un bambino che ha detto una bugia: guarda che, se non ti confessi, vai all'inferno); interpretare a proprio modo l'intervento di Dio. Il catechista deve approfittare della fiducia che il fanciullo ha in lui per dargli la fiducia nella Chiesa e in Dio. Il fanciullo abbia davanti a sè questi tre scalini: il catechista, la Chiesa, Gesù. "Questa cosa me l'ha detta il catechista, al catechista l'ha detta la Chiesa, alla Chiesa l'ha detta Gesù". -Il fanciullo ragiona con fatica. E' ancora tutto immerso nei sensi; a stento e per breve tempo si alza a pensieri astratti. Chi lo vuol condurre al pensiero, bisogna che non abbia fretta; che gli insegni poche cose e sempre conducendolo attraverso fatti, immagini. -Il fanciullo ha la volontà debole. E' instabile, capriccioso.Abituato come è a vedersi circondato dalle premure di tutti, tende a considerare se stesso come un piccolo sole e tutti gli altri come satelliti; lui è nel centro, gli altri dovrebbero essergli attorno; lui comanda, gli altri dovrebbero obbedire e servire. Dolcemente, ma con fermezza, bisogna metterlo al suo posto: non al comando ma all'obbedienza e alla docilità. Bisogna che non gli passi neppure per la testa di poter piegare la volontà di chi gli sta sopra; è lui che deve piegarsi ai genitori, al maestro, al catechista. Se non si ottiene questo fin da principio, c'è poca speranza di educarlo. Naturalmente, per riuscire, occorre presentargli le cose sotto l'aspetto più simpatico e prenderlo per il suo verso, ricorrendo alla persuasione, al sentimento, rare volte ai castighi. -Il fanciullo è una cosa grande. Hanno chiamato il secolo presente "secolo del fanciullo", perchè mai come adesso ci si è tanto occupati del fanciullo. Lo si studia con i libri, riviste, biblioteche intere; lo si cura con preventori, colonie, asili, ospedali; lo si educa con scuole di tutti i generi, l'umanità intera fa siepe attorno a lui, si china sulle sue sorti. Il catechista deve andare più in là. Deve vedere nel fanciullo il figlio di Dio e ricordare che il Signore domanderà conto di come è stato trattato il fanciullo ("Chi accoglie uno di questi fanciulli accoglie me"). Chi non è persuaso di questo e non prova per i fanciulli rispetto soprannaturale, non è adatto a stare in mezzo a loro: va a rischio di sciupare l'opera di Dio.
Giovanni Paolo I, Papa
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