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Data pubblicazione: venerdì 30 aprile 2004  

MATERIALE PASTORALE - CATECHESI

La missione del Catechista

-C'è un quadro del Murillo chiamato "I fanciulli della conchiglia". In uno sfondo tranquillo e sereno, mentre angeli dall'alto guardano e sorridono, Gesù fanciullo dà da bere, in una conchiglia, al piccolo Giovanni Battista l'acqua attinta ad un limpidissimo ruscello che scorre ai piedi.
Ecco la missione del catechista:sostituire Gesù e dare ai fanciulli, col catechismo, l'acqua della vita eterna.
-E' una missione nobile. Il catechista continua l'opera di Gesù, degli apostoli; si mette in linea coi vescovi, coi sacerdoti, coi missionari; aiuta la famiglia che non sempre può e sa educare i figli; aiuta la patria col formare buoni cittadini. Aiuta soprattutto la religione. Certo, al centro della religione sono la Santa Messa, i sacramenti, le sacre funzioni. Si pensi alle tracce che lascia una prima comunione, il rito delle nozze, la confessione ben fatta.
Ma cosa si raccoglie in una prima comunione, in un matrimonio ben celebrato?
Quello che il catechista ha seminato.
E chi va alla Santa Messa, alle funzioni, e chi ne ricava un frutto pratico? Chi è stato preparato con una catechesi seria, continuata.
Chi si confessa con accusa sincera, con vero dolore e proposito fermo? Chi ha avuto un bravo catechista, che gli ha comunicato circa la confessione idee, convinzioni e buone abitudini.
Uomini grandi come Alessandro Volta, Silvio Pellico e CEsare Cantù ritennero onore spiegare quasi tutte le domeniche il catechismo ai bambini nella chiesa parrocchiale.
Anche Napoleone insegnò il catechismo negli ultimi anni e Carlo Alberto istruiva personalmente i figli sul modo di confessarsi, comunicarsi e ascoltare la Santa Messa.
Pio X ha detto: quello del catechista è oggi il più grande di tutti gli apostolati.
-E' una missione difficile. Le difficoltà vengono anzitutto dagli alunni. I fanciulli sono spesso leggeri, incostanti, irrequieti, distratti da cento cose.
Le famiglie talvolta aiutano poco l'opera del catechista e perfino la ostacolano o la distruggono. Altre difficoltà riguardano il catechista stesso, che si sente impreparato a insegnare, ha poco tempo, teme di legarsi, deve sottostare alle fatiche della preparazione, della disciplina, da tenere, ecc., ecc.
E poi il catechista va incontro allo scoraggiamento, tanto più facile quanto maggiore era stato l'entusiasmo nel cominciare. Non si vedono frutti, si incontrano resistenze, si provano delusioni, amarezze, viene voglia di piantare tutto......
-Eppure, è una missione che porta frutti. Le difficoltà si superano. Chi ha passione e insiste e ritenta e soprattutto cerca di prepararsi per rendere piacevole, attraente la lezione, riesce a interessare i ragazzi.
I frutti non possono mancare. Sicura, intanto, è la ricompensa del Signore, che ha detto:"Tutto quanto avrete fatto a uno di questi piccoli, l'avrete fatto a me", e:"Coloro che avranno insegnato la giustizia a molti, brilleranno come stelle nell'eternità".
Poi c'è anche il risultato qui in terra. Il contadino raccoglie la messe parecchi mesi dopo aver gettato il seme. Il catechista è un seminatore: spesso l'effetto del suo insegnamento si vede più in là, in età più avanzata, in una disgrazia, in punto di morte; spesso il frutto è visibile subito nei fanciulli che imparano, che diventano più buoni e ci sono riconoscenti.

Giovanni Paolo I, Papa

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Giovanni Paolo II

"Desidero esprimere la mia approvazione e il mio incoraggiamento a quanti, a qualunque titolo, nella Chiesa continuano a coltivare, approfondire e promuovere il culto al Cuore di Cristo, con linguaggio e forme adatte al nostro tempo, in modo da poterlo trasmettere alle generazioni future nello spirito che sempre lo ha animato"
Messaggio nel centenario della consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù


Parole di Gesù Divina Misericordia a
Santa Faustina Kowalska
Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno. E un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribIli torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è.
 


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