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ALLA MENSA DELLA PAROLA - AUTORI VARI
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Data inserimento: 05/03/2008 QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA: LA RESURREZIONE DI LAZZARO
Testi
I Lettura: Ez 37,12-14; Salmo: Sal 129; II Lettura: Rm 8,8-11; Vangelo: Gv 11,1-45
Tema
Il tema della resurrezione è presente nelle letture di oggi, sebbene su diversi livelli di significato. Il profeta Ezechiele parla agli israeliti esiliati a Babilonia, al tempo dell’assedio e della distruzione di Gerusalemme. Sembra predire il futuro ritorno degli esiliati nella loro terra d’Israele. Quando il profeta dice che il Signore "aprirà le loro tombe e li risusciterà dai loro sepolcri" (v. 13) il senso immediato di queste parole sembra sottintendere la fine dell’esilio a Babilonia.
Il Vangelo di Giovanni completa il concetto di risurrezione con l’eloquente episodio della rianimazione di Lazzaro. Sembra che l’intenzione di Gesù sia soprattutto quella di mostrare "su scala ridotta" la risurrezione finale dei credenti alla fine dei tempi, "nell’ultimo giorno" (v. 24). Così, prefigura anche la sua stessa risurrezione dai morti, che si compierà di lì a breve. Dimostra, infine, la profondità del suo affetto per Lazzaro, Marta e Maria ed il suo riguardo per il loro dolore.
San Paolo ricorda ai cristiani di Roma il potere dello Spirito di Dio, che "darà la vita ai loro corpi mortali" (v. 11). Lascia così intendere che questa vita nuova non comincerà solamente nell’ultimo giorno, ma sta avendo effetto nelle loro vite già da ora. Per questa ragione li incoraggia a vivere già da ora secondo lo Spirito.
Il Salmo 129 chiede al Signore di dare ascolto al gemito del cuore del salmista. Egli sa anche che il perdono e la misericordia sono doni di Dio per coloro che li cercano, e perciò confida nelle parole del Signore.
Dottrina
Morte e risurrezione. È una caratteristica della nostra esperienza cristiana che avviene nel corso naturale della vita umana. Seguiamo tuttora il corso della vita umana, che finisce su questa terra con la morte. L’aspetto delle realtà della vita è tuttora lo stesso. Quel che è diverso è la nostra interiore esperienza spirituale, ed il nuovo significato cristiano di quel che sta realmente accadendo. È questa realtà che viene prefigurata nella restaurazione d’Israele al tempo dell’esilio e che è chiaramente rappresentata nella rianimazione di Lazzaro. Vediamo cambiamento, disfacimento e morte; sperimentiamo l’opposto, il progetto, la vita e l’aspettazione. Non è sempre facile rendere compatibili queste due esperienze paradossali. La morte è la rivelazione finale della realtà (ora soltanto) interiore.
Riferimenti nel Catechismo: il paragrafo 400 dice dell’ingresso della morte nella storia umana; i paragrafi 1005-1014 trattano del significato cristiano della morte; i paragrafi 988-1004 parlano della risurrezione dai morti.
Applicazioni pastorali
Non è facile giungere alla comprensione del significato della risurrezione. Abbiamo sentito di un riferimento ad una vita ultraterrena e possiamo fare tanti bei discorsi di conforto per coloro che hanno subito la perdita dei propri cari. Ma come strutturiamo nei nostri cuori l’apparente contraddizione tra quel che vediamo e quel che crediamo?
È necessario comprendere l’esperienza umana. Il dolore e la sofferenza sono compatibili con la fede cristiana. Non siamo stoici né tentiamo di negare l’immensa tragedia della morte. Siamo tentati di far così, di usare eufemismi o di voltarci e lasciarci alle spalle quel che vediamo. Forse pochi tra noi possono sopportare il confronto con quel che sperimentiamo, la stravolgente e dolorosa esperienza della morte.
Può darsi che, con il suo ritardo, Gesù abbia voluto anche dimostrare a Marta e a Maria che le ferite del dolore non contraddicono la sua promessa di risurrezione.
Può darsi che non sia in quel che desideriamo che veniamo ingannati, ma nel modo (per noi) inimmaginabile in cui ciò accadrà. L’affetto degli amici, la stabilità, la felicità sono tutti profondamente piantati nello spirito umano, eppure quel che vediamo, in una prospettiva realistica di questa vita, sono attimi fugaci che si rincorrono su un panorama in continuo cambiamento. Dobbiamo alzare con fede gli occhi della nostra mente al di sopra delle nostre attuali, insufficienti risposte. C’è un contesto più grande che dà significato a quel che vediamo in questa vita.
Questo può avere un effetto liberatorio sul modo in cui oggi viviamo la nostra vita. Non c’è più bisogno di aggrapparsi a false certezze, perché sappiamo che quel che davvero cerchiamo ci verrà dato da un’altra fonte. Siamo liberi di vedere e di valutare le cose per quel che sono. Non trasferiamo più i nostri desideri più profondi in ciò che ci scivola sempre tra le dita. La forma autentica del distacco cristiano richiede un attaccamento più grande a quel che davvero riempie il cuore.
C. S. Lewis descrive il processo del suo intimo dolore per la morte di sua moglie. Il suo linguaggio è molto differente dalle spiegazioni apologetiche delle opere precedenti: ´E anche, forse, con Dio. Sono gradualmente giunto a sentire che la porta non è più chiusa e serrata. Era il mio stesso frenetico bisogno che me la sbatteva in faccia? Il momento in cui non c’è alcunché nella tua anima, tranne un grido d’aiuto, può essere proprio quello in cui Dio non può darlo; sei come l’uomo che annega, che non può essere aiutato perché si aggrappa e si appiglia. Forse le tue stesse reiterate grida ti rendono sordo alla voce che speravi di sentire.
Però è stato detto: "Bussate e vi sarà aperto". Ma bussare significa dare pugni e calci alla porta come un invasato? E anche: "A chi ha sarà dato". Dopotutto, a chi non ha la capacità di ricevere, neanche l’onnipotenza può dare. Forse il tuo stesso smaniare distrugge temporaneamente questa capacitઠ(da "Diario di un dolore", Adelphi, Milano 1990).
Dopo tutto, nel confronto drammaticamente doloroso con la morte non sono la teoria o la spiegazione che ci soddisfano o ci confortano. La fede cristiana nella risurrezione giunge lentamente fino a noi; è qualcosa di sperimentato che ci aiuta a muoverci in avanti nell’oscurità, non indietro verso una vana memoria.
Fonte: www.totustuus.net
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Giovanni Paolo II
"Desidero esprimere la mia approvazione e il mio incoraggiamento a quanti, a qualunque titolo, nella Chiesa continuano a coltivare, approfondire e promuovere il culto al Cuore di Cristo, con linguaggio e forme adatte al nostro tempo, in modo da poterlo trasmettere alle generazioni future nello spirito che sempre lo ha animato"
Messaggio nel centenario della consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù
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Parole di Gesù Divina Misericordia a Santa Faustina Kowalska
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La Mia Misericordia è giunta alle anime attraverso il Cuore divino e umano di Gesù, come un raggio di sole attraverso un cristallo.
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