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ALLA MENSA DELLA PAROLA - AUTORI VARI  

Data inserimento: 20/10/2009
XXIX DOMENICA DL T.O.2009: IL POTERE E L’AMORE.


Anche oggi il vangelo ci racconta di qualcuno che si avvicina a Gesù: abbiamo allora la possibilità di continuare il nostro cammino di avvicinamento personale a Lui. Piano piano mi pare che capiamo che la parola di Dio ci porta e ci aiuta a comprendere che questo percorso di avvicinamento è un vero e proprio cammino di discepolato. Ci è dato di capire che il desiderio di essere discepoli, di seguire il Signore è la condizione per la quale possiamo avvicinarci a Lui con trasparenza e purezza di cuore. Da un lato i discepoli oggi la fanno proprio grossa: Gesù ha detto apertamente che è incamminato verso Gerusalemme dove vedranno la sua gloria, e i discepoli, pensando ad una gloria tutta terrena, alla vittoria, al trionfo della liberazione, vogliono occupare i posti importanti, quelli più visibili, quelli del comando. Non solo Giovanni e Giacomo, perché lo sdegno degli altri dieci viene dalla rabbia che provano per non essersi mossi per tempo anche loro! Tanto è vero che le parole di Gesù sul potere, sul comando e sul servizio sono pronunciate dopo aver radunato tutti gli apostoli insieme: "chiamatili a sé disse: chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti".
Ecco cosa significa avvicinarsi: disponibilità al servizio, a farsi carico dei fratelli e delle sorelle. I discepoli vorrebbero una gloria che Gesù non può dare perché è sconosciuta a Dio. Una volta di più si sbagliano, certo, ma Gesù con pazienza li porta a comprendere che la via del discepolato scopre poco a poco il potere dell’amore.
Parlando con don Franco, il sacerdote di Genova che condivide con me questo tempo di missione a Cuba è nato, da una sua idea, questo gioco da fare con i bimbi a messa: ne ho chiamati tre e ad uno gli ho detto di gridare forte la parola amor; ad un secondo ho detto di gridare forte del e al terzo ho detto di gridare forte la parola poder ed ecco che è venuta un po’ fuori la mentalità del mondo di oggi, e anche dei discepoli lì per lì, (l’amore del potere) quella della ricerca del potere per i propri interessi. Poi ho detto che Gesù capovolge questo modo di vedere e di intendere la vita ed ho cambiato di posto a due bimbi facendo gridare loro la frase poder del amor, ed ecco il potere dell’amore, che è l’unico potere che Dio possiede e conosce e può donare ai suoi discepoli.
Sono le stesse parole di Gesù messe in forma di domanda a far capire ai due apostoli che chi è veramente Signore è colui che serve: voi che pensate che io mostrerò la mia gloria, la mia forza e la mia vittoria… voi che pensate che io sarò a capo della liberazione ebbene ecco, vi mostro come agisce un capo: cosa volete che io faccia per voi? Che bello: in una sola domanda fa capire ai suoi amici che è al loro servizio, disposto ad esaudire le loro richieste. Credo che lì abbiano capito, perché in fondo, ciò che converte al servizio è il servizio, ciò che converte all’umiltà è l’umiltà (don Daniele Simonazzi). Non ciò che induce, informa, convince, ma ciò che converte; non si convincono gli apostoli, ma si convertono al servizio. Chissà come avrà riletto questa pagina l’evangelista Marco alla luce del martirio di Giacomo ad esempio, o degli altri apostoli che si erano sdegnati quel giorno, gente che ha dato la vita perché convertita dal potere dell’amore.
E’ una pagina questa che dice da un lato tutta l’incomprensione e dall’altro dice tutte le possibilità che si aprono e che sono convinto i discepoli intuiscano già da adesso (ma sarà necessario il miracolo del cieco la prossima domenica per fare un po’ di luce è il caso di dire): come ho detto prima Giacomo e Giovanni immaginano il cammino di Gesù come un andare verso la gloria terrena, regale, di una persona che sta per salire sul trono ed esercitare il potere messianico sul popolo di Israele. Per fortuna c’è un elemento che salva la richiesta di Giacomo e Giovanni; non chiedono: "dacci il potere", ma "rendici vicini alla tua gloria, uno alla tua destra l’altro alla tua sinistra". Volere la gloria è insieme ingenuo e sbagliato, ma qui chiedono comunque la gloria di Gesù. Ed è questo "vicino a Gesù" che salva la richiesta di Giacomo e Giovanni. Sento in questa richiesta di una vicinanza, l’amore sincero che Giacomo e Giovanni provano per il Signore, ed è a questa condizione, cioè il provare un sentimento forte per Lui, che anche noi possiamo (ed è il tema di queste domeniche), avvicinarci.
Mi piace, riportando gli appunti di un ascolto di don Daniele Simonazzi, sottolineare quanto sia significativo il fatto che Gesù non chieda semplicemente se i due discepoli sono disposti a soffrire e a morire; ma dice: siete disposti a soffrire la mia sofferenza, siete disposti a morire della mia morte? Ed è per questo che Giacomo e Giovanni rispondono: lo possiamo. Non credo che sia un’espressione di presunzione, ma probabilmente di generosità. Certamente il calice e il battesimo sono realtà ripugnanti, perché riguardano la morte, ma sono il calice e il battesimo di Gesù e per questo è possibile dire per Giacomo e Giovanni: lo possiamo, perché amiamo Gesù e desideriamo stargli vicino.

Questo, per noi, chiesa, ha delle ricadute importanti: oggi vangelo, prima lettura (il giusto mio servo), seconda lettura (essendo stato lui stesso provato in ogni cosa) ci dicono che Gesù Cristo è servo ed è servo dell’amore (don D. Simonazzi). Quindi il suo essere servo è amore. Nella chiesa dovrebbe esserci la "gara a servire", per arrivare agli ultimi posti. E’ esattamente questo quello che il vangelo ci chiede, perché la chiesa possa diventare quel luogo visibile dove Dio ama e si dona ad essa nel suo Figlio, dove sono beati i poveri, perché la povertà è la condizione per accogliere pienamente il Dio che si dona. A volte mi pare che confondiamo il desiderio di visibilità della chiesa va altre direzioni: siamo visibili se ci notano, se sediamo ad alcuni tavoli, e per questo rivendichiamo posti e spazi importanti…! Tutto questo dovrebbe per lo meno impensierirci.


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